Corriere della Campania

Le solite tre, il crollo del grifone, la salvezza impossibile e il figlio dell’eroe

Come sempre anche l’ultimo turno di Serie A regala emozioni e argomenti di ampio dibattito, riassumibili in pochi punti precisi: la fuga dell’ oramai scontato terzetto Juventus, Roma e Napoli; la crisi silenziosa del Genoa; l’inconsistente lotta salvezza ed infine l’esplosione del figlio d’arte Federico Chiesa.

Per quanto riguarda la corsa al il titolo e quella alle posizioni Champions il discorso sembra sempre più chiuso in anticipo, con il sigillo di quelle che, oramai da qualche anno, sono le più forti della Serie A: Juventus, Roma e Napoli. I bianconeri mostrano dopo la sconfitta una capacità di ripresa invidiabile, come sempre. A ciò va aggiunta la forza di Allegri e del gruppo di cambiare ancora una volta pelle e di sbaragliare gli scettici riguardo all’inconsueto tridente Higuain, Mandzikic, Dybala. Tutti e tre a dir poco decisivi contro la bella Lazio di Inzaghi.

La Roma di Spalletti sembra aver definitivamente abbandonato l’idea e la volontà di esprimere il gioco in favore dell’unica cosa che conta davvero, vincere. Contro il Cagliari arriva una vittoria sporca, non netta, frutto ancora una volta del redivivo valore da centravanti d’area di Dzeko. La storia insegna che spesso sono queste le vittorie che fanno raggiungere grandi traguardi.

Il Napoli di Sarri prende invece definitivamente lo scettro di outsider bella, ma imperfetta. In dieci minuti il trio delle meraviglie azzurre (Insigne, Mertens, Callejon) mette a nudo i limiti di un Milan che ha ancora molta strada da fare, seppure quella intrapresa sembra giusta. Ma poi i partenopei concedono ai rossoneri troppo, rischiando di perdere tutto più per demeriti propri che per meriti altrui. Un film già visto all’ombra del Vesuvio.

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Impossibile non parlare dell’Inter di Pioli e della sesta vittoria consecutiva, a questo punto è lecito porsi due domande: Dove potrà arrivare l’Inter da qui a fine campionato? Dove sarebbe potuta arrivare se non ci fosse stato il triplo passaggio Mancini – De Boer – Pioli e quest’ultimo fosse stato scelto sin da subito? Impossibile vedere la contro prova, sicuramente il tutto sembra un buon viatico per il futuro, al quale andrà affiancata la potenza economica di Suning. Potrebbe essere l’alba di una nuova grande Inter.

Non passa inosservato nemmeno il pareggio in casa del Genoa contro il Crotone, con il grifone che da possibile sorpresa con Atalanta e Torino si sta dimostrando una delle peggiori. Sono addirittura otto le gare senza vittorie, nelle quali i punti raccolti sono solamente due. Se dietro non ci fossero Crotone, Palermo e Pescara, che quasi non ne raccolgono di punti, oggi il grifone si vedrebbe risucchiato in zona retrocessione Anche l’Empoli ora potrebbe aver messo il sorpasso alla squadra di Juric nel mirino. Proprio l’ex Pigmalione del Crotone inizia ad essere traballante e dovrà iniziare a riprendersi subito. Pensare che prima di questa ottava stonata il grifone aveva schiantato la Juventus con un indimenticabile 3 – 1.

Come sopra detto dietro non si corre, anzi. Pescara e Palermo perdono ancora, senza appello. Il solo Crotone fa un punto in quel di Genova. La questione salvezza sembra più una favola, un qualcosa da dire per tentare disperatamente di tenere alta l’attenzione verso la parte in basso a destra della classifica. Ma con l’Empoli,  prima delle salve, a più undici da calabresi e siciliani e più dodici dagli abruzzesi sembra impossibile riuscirci. Dispiace dirlo, ma ad oggi il Palermo deve sperare nell’inizio di una nuova era, un cambio dal vertice. Pescara e Crotone pagano lo scotto di un mercato quasi impossibile da fare per la Serie A e tanti altri fattori – i calabresi l’esordio e la mancanza di uno stadio per una buona fetta della prima metà di campionato – ma lo scorso anno realtà poco diverse, come Frosinone e Carpi, hanno fatto sognare e dimostrato che con poco si può almeno tentare.

Ultima nota, quantomai lieta e contemporaneamente caratterizzata da un’aura di prospettiva verso il futuro e nostalgia verso il passato, è il primo gol in Serie A del gioiello viola Federico Chiesa. In queste ultime stagioni tanti giovani aspiranti campioni hanno lasciato il marchio nella massima categoria del nostro calcio, ma il gol per la Fiorentina del figlio d’arte di un campione come Enrico Chiesa, indimenticato da tutto il calcio italiano, è una favola che piace troppo. Senza contare quella faccia e quei capelli normali, da ragazzo comune, e quella reazione al gol poco da star dello show business e più da chi sa di aver realizzato il più classico sogno di quando si è bambini, ci piace ancora di più.

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