Corriere della Campania

Tutte rosicchiano, ma basterà?

In attesa di Napoli – Sassuolo e Inter – Fiorentina, per l’ormai consueto campionato “spezzatino”, il sabato e la domenica ci lasciano numerosi spunti da analizzare.
Quello più clamoroso è indiscutibilmente il tonfo della Juventus a Genoa. Una sconfitta senza appello, tre gol in mezz’ora, una reazione timidissima e un primo tempo dove Laxalt, Simeone e compagni sfrecciavano da tutte le parti. Sembrava che a Marassi ci fosse il Barcellona, vista anche la somiglianza cromatiche delle maglie. Invece era proprio il Genoa di Juric, che aveva preparato una gara perfetta. Per i bianconeri una delle più brutte gare delle gestioni Conte – Allegri, anche più di qualche tonfo europeo e della falsa partenza della scorsa stagione. Una gara in cui si sono evidenziati un calo di tensione, l’ha ammesso anche Allegri e che ci può stare, ma che ha messo ancora in evidenza dei piccoli limiti. Dani Alves, Pjanic e Higuain sembrano ancora corpi estranei, per carità capaci della giocata vincente, testimoniate dalle statistiche degli ultimi due, ma nel gioco non ci sono. Inoltre gli infortuni si iniziano ad accusare. Con Dybala l’attacco ha perso parecchio, Pjaca poteva essere una soluzione, Barzagli manca e ora pare che Bonucci rientrerà con lui solo a gennaio. La difesa è il reparto più in difficoltà, con arruolabili come centrali solo Chiellini, Rugani e Benatia, sugli esterni la lunga assenza di Dani Alves, per il quale se ne riparlerà a marzo.

Dietro la Juventus si sogna, forse troppo e forse l’impossibile, ma se al calco togliamo il sogno cosa resta? Il primo sognatore è Spalletti. La sua  Roma a meno quattro (insieme con il Milan), che ora non si accontenta solo di giocare bene, ma di vincere anche quando non riesce a dare spettacolo. Il tecnico ha oramai pienamente ritrovato Dzeko, in pratica l’Higuain di questa stagione. Molti si chiedono se l’ex citizen e compagni potranno riuscire là dove l’argentino fallì con il Napoli, vincere. Regalando un’ultimo e straordinario trionfo a Totti, uno che quando c’è bisogno risponde sempre presente, e a Spalletti stesso. Proprio lui che al suo ritorno nella capitale aveva lanciato una sfida “finire quello che aveva iniziato anni fa” ovvero vincere il tricolore.

Forse uno dei momenti più belli lo sta vivendo un ex Roma, magari scaricato troppo in fretta dai giallorossi, Vincenzo Montella. La “libidine” che in questo momento staranno provando lui, Galliani e Berlusconi sarà incredibile. In estate non c’era un giornale, un commentatore o un’opinionista che spezzasse una lancia in favore di questo nuovo progetto, ultimo del presidente più vincente della storia rossonera e del sua a.d. di fiducia. Invece il Milan dell’aeroplanino e dei giovani del vivaio sta stupendo, inoltre se anche l’acquisto più oneroso dell’estate – Lapadula – si mette a fare il fenomeno, allora la rivincita ha un sapore dolce, dolcissimo. Da qui alla fine sarà lunga e dura, ma la voglia di ritornare in quella Champions, casa naturale per i rossoneri, è tanta. Quella di fare uno scherzetto, l’ennesimo, ai rivali di sempre fuori dalle mura milanesi? Manco a dirlo.

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Ma a sognare non ci si ferma in questa Serie A e se lo può permettere chi non lo avrebbe mai pensato. Ad appena cinque punti dai bianconeri, dunque matematicamente in zona scudetto, ci sono anche l’Atalanta e la Lazio. La squadra di Gasperini è stata accolta da duemila tifosi a Bergamo, in delirio per la miglior Dea della storia. La ricetta è stata intelligente e fortunata: un tecnico bravo ed esperto, un gruppo di giovanissimi e l’aver trattenuto Gomez. Anche qui in estate non c’erano grandi entusiasmi e anzi le critiche non erano poche, invece Caldara, Kessie, Gagliardini e compagni stanno smentendo tutti.
Altra storia bella è quella della Lazio, che trova punti importanti anche a Palermo. Prova di maturità e continuità econun gioco che funziona. Inzaghi è stato bravissimo a gestire il caso Keita reintegrandolo nella squadra, creando un tridente da sogno con Immobile e Felipe Anderson. Inoltre quando non ci pensano loro ci sono altri dieci giocatori già capaci di andare in rete.
Certamente Atalanta e Lazio non possono minimamente essere poste come squadre in corsa per il titolo, ma oramai la corsa per l’europa è un obbligo.

Non sempre bello, ma vincente è anche il Toro di Mihjalovic. Immobile e Cerci chi? Pochi avrebbero pensato che dopo la coppia d’oro di Ventura ci sarebbe stato così presto qualcuno capace di tenere una media punti europea, invece Belotti, Ljajic e Iago Falque stanno facendo definitivamente dimenticare i due illustri predecessori. Ad oggi il Toro non sarebbe in europa, ma un posto al sole dista appena tre punti.

Infondo situazione drammatica per Crotone, Palermo e Pescara. Difficile ricordare un trittico di squadre capace di fare così pochi punti, alle quali si può unire un Empoli capace di fare poco di più. Se nessuna delle quattro riuscirà a svoltare un minimo e ad alzare la media punti questa stagione la salvezza sarebbe possibile addirittura con soli 27 punti, pochissimi se si pensa che la famosa “quota salvezza” è sempre stata considerata di 40 punti. Probabilmente nessuna delle quattro ha fatto le scelte giusto. Crotone e Pescara non sono state capaci o forse non hanno avuto la forza di creare squadre da Serie A, anzi forse visto un paio di giocatori importanti persi si è anche peggiorata la rosa dello scorso anno. A Palermo si è puntato su giocatori sbagliati, eccezion fatta per Nestorovski. Ad Empoli in due anni si è venduto troppo, senza rimpiazzare bene. L’acquisto di Gilardino è stato davvero troppo poco.

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