Corriere della Campania

Terra dei Fuochi: una giovane studentessa italiana difende i diritti umanitari violati

Raffaella D’Antonio sta per iniziare un dottorato all’università di Newcastle sulla questione

Sulla nota vicenda della cosiddetta  terra dei fuochi si è raccontato tantissimo sia dal punto di vista della cronaca giudiziaria che per ciò che concerne le conseguenze sulla salute dei cittadini delle zone coinvolte. Una pagina molto triste della storia recente della nostra nazione ed, in particolar modo, del territorio campano. Una brutta piaga indelebile, con risvolti in certi casi irreversibili. Pochissimo, però, si è detto di un altro tasto dolente di questa storia vale a dire della violazione dei diritti umani che hanno subito gli abitanti del territorio interessato.

L’idea di portare alla luce anche il fattore giuridico, la mancata difesa di un diritto imprescindibile quale quello della salute e la tutela del proprio territorio, è venuta ad una studentessa napoletana, Raffaella D’Antonio, che ha così proposto il suo progetto all’università di Newcastle il quale gli ha così concesso di svolgere  un dottorato di ricerca sull’argomento.

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“L’idea- spiega la studentessa– è nata per motivi personali in quanto, purtroppo, ho perso diversi parenti che si sono ammalati di tumore subendo in prima persona ciò che vuol dire una sofferenza provocata da un’omissione da parte dello Stato. In più fin da ragazza ho voluto fare un’attività per la società ed in particolar modo per la mia città partecipando a diverse iniziative contro la camorra o per la riapertura dell’ospedale “Maresca” a Torre del Greco”.

Una spinta verso il sociale che ha influito anche sulla scelta dei suoi studi. Dopo la laurea in legge, infatti, Raffaella decide di specializzarsi in diritto internazionale, tutela dell’ambiente e tutela dei diritti umani.  Nell’ottobre del 2014, perciò, parte per l’Inghilterra iscrivendosi all’università di Newcastle. Nel frattempo, i tragici eventi della terra dei fuochi la colpiscono particolarmente, inizia a balenare in lei l’idea che siano stati violati dei diritti umani inalienabili e che ci siano state delle gravi omissioni non intervenendo per tutelare chi in quel luogo ci viveva e non solo. Pertanto, una volta concluso il master chiede un colloquio con i suoi professori e decide di rimandare il rientro a casa. Nel frattempo, però, per mantenersi agli studi si trova un lavoro ma, nonostante gli sforzi estenuanti e i tanti sacrifici la ricerca  va avanti anche perché, a differenza delle università italiane in cui il progetto viene sviluppato man mano, in Inghilterra è necessario presentare già un progetto completo e, nel caso, viene avallato o meno. Dopo tantissimi sforzi nel luglio scorso arriva la notizia tanto attesa: il progetto di ricerca è stato accettato. C’è, però, un problema: la borsa di studio non viene concessa. Mancano i fondi perciò per portare avanti il progetto. A quel punto D’Antonio ha due scelte: mollare tutto o rilanciare e crederci fino in fondo. Passato l’iniziale sconforto si riparte, la bozza viene presentata  a diverse associazioni che potrebbero essere interessate ma senza ottenere risposta. Pertanto si prova con un’altra strada: la raccolta fondi attraverso il sito web https://www.gofundme.com/2dwbdxh8 . Ad ora è stata raccolta soltanto una piccola parte rispetto a quanto necessario ma la dottoranda non si arrende e così, ora ha deciso di riprendere a studiare e lavorare contemporaneamente, contando sulla sensibilità di chi ha a cuore una problematica così grave. Ora è ancora un work in progress, ma con determinazione e caparbietà la protagonista di questa storia vuol raggiungere il suo obiettivo per dare così giustizia a chi ha visto barbaramente calpestare i propri diritti.

Angelo Luca Coscia

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