Corriere della Campania

GRAZIE RAGAZZI!

Per Italia – Germania c’è una cena a casa di amici, una coppia appena sposata, ma la partita è in primo piano e quindi maglia ignorantissima e rigorosamente tarocca di Pazzini con il numero 20 (non so se sia mai esistita questa maglia nella realtà) comprata 2 anni fa su una bancarella prima della brutta eliminazione in Brasile.

Tra un bicchiere di coca, un rustico, un po’ d’ acqua, una salsiccia sbriciolata sul pane euna birra, la partita inizia.

Non facciamoci illusioni, loro sono più forti come quasi tutte le avversarie di questo torneo. Loro sono campioni del mondo che possono permettersi di tenere in panchina gente come Goetze, Schurle, Draxler e Schweinsteiger.
Noi, dopo avere dovuto lasciare a casa Marchisio e Verratti, abbiamo dovuto rinunciare in corso d’opera anche a De Rossi, Candreva e Thiago Motta.

Il primo tempo è statico, soprattutto all’inizio. Squadre schierate in modo perfetto dal punto di vista tattico, si chiudono alla perfezione. Bravi Low e Conte. Alla fine, forse, le occasioni migliori però le ha l’Italia.

Prima un tiro poco velleitario di Florenzi. Poi Giaccherini fa un paio di incursioni stile gara con il Belgio, ma non riesce ad imbucare.
Proprio su una di queste imbucate del numero 23 azzurro è Sturaro che manca di poco il gol, anche per un provvidenziale tocco di un difensore tedesco. La Germania come tutte le altre avversarie è stata neutralizzata dagli azzurri. Noi corriamo solo un piccolo brivido provocato da Muller, nulla più.

Mentre sul divano continua a salire la tensione e ad aumentare proporzionalmente il sudore, con gente seduta ovunque, riparte la ripresa e i tedeschi sembrano decisamente più in palla.

Muller trova un conclusione perfetta dal limite e Florenzi salva sulla linea con un colpo di tacco volante, nemmeno i migliori esperti di arti marziali al mondo avrebbero potuto fare meglio. L’Italia inizia ad essere troppo schiacciata, quasi non riparte più e si innervosisce. Iniziano anche a fioccare i gialli, alcuni forse anche troppo pesanti visto il metro di giudizio. Infine, prova e riprova a trovare il varco, la Germania passa.

Il gol di Ozil arriva al 65′ su un’azione anche banale, a difesa schierata, senza nulla di troppo complicato. Lancio di Nuer, Florenzi rinvia male di testa e regala il pallone alla Germania. I compagni trovano in profondità Gomez, che se ne fa sull’out di sinistra. L’attaccante teutonico è chiuso dal raddoppio di marcatura, ma trova con un bel tocco Hector in profondità che crossa basso quasi da dentro l’area affollatissima. Il pallone è purtroppo sfiorato da Bonucci, che lo fa arrivare perfettamente sull’accorrente Ozil, che non sbaglia.

L’Italia il colpo lo accusa e per quasi dieci minuti si vede. Si gioca male, ci sono errori, Conte indemoniato rimprovera chiunque e la Germania con Gomez sfiora il raddoppio. Palla in area in profondità per il numero 23 in bianco che aggancia e spalle prova un tacco perfetto, ma Buffon devia in maniera spettacolare in angolo. L’Italia però piano piano si riprende, i tedeschi, forse presuntuosi o un po’ stanchi per la mezz’ora di spinta forte, lasciano dei varchi e delle mezze occasioni. Al 77′, dopo una di queste pericolose incursioni, arriva un angolo per gli azzurri. Florenzi mette in mezzo, dopo una serie di rimpalli Chiellini tenta di spizzarla di testa in area e trova un folle intervento di mani di Boateng, che non può non essere redarguito, rigore per gli azzurri!
Dal dischetto si presenta un leader del gruppo, uno dei pochi con i piedi oggettivamente buoni, ma che di mestiere fa il difensore, ovverro Bonucci.

Personalmente mi sono chiuso nell’ultima camera della casa dei miei amici per non guardare, memore di aver fatto così anche con il rigore di Totti contro l’australia nel 2006.
Mi va bene anche stavolta! E’ 1 – 1.
L’Italia di Conte, come scritto da molti giornali stranieri dopo la vittoria con il Belgio, non muore mai. Stavolta a 12 minuti dalla fine, quando sembrava davvero finita, sono nuovamente dentro. Adesso il colpo lo accusano i tedeschi, che iniziano a sbagliar e ad innervosirsi, senza occasioni clamorose si va sul 1 – 1. Da notare che Conte ha fatto un cambio solo quasi allo scadere: Darmian per Florenzi, spremendo i suoi uomini sino all’ultima goccia. Low ne ha dovuti fare due, forzati: Schweinsteiger per Khedira dopo appena un quarto d’ora e Draxler per Gomez nella ripresa.

L’Italia sembra però davvero alle corde, da casa si invoca qualche cambio che non arriva, da Insigne a Immobile, passando per chi vuole Zaza, El Sharawy o Bernardeschi, su cui parte un infinito e comico dibattito.

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Tra una battuta e l’altra è la Germania che però fa paura. Prima seriamente con Muller neutralizzato da Buffon, poi con un tentativo decisamente poco pericoloso di Schweinsteiger.
Nel secondo tempo supplementare entra in Insigne per un Eder stremato, ma è ancora la Germania ad avere il pallino del gioco, mentre gli azzurri continuano a farsi ammonire. Se passassimo avremmo squalificati De Sciglio, Pelle e Parolo. Poco prima della fine è proprio Insigne che con un lampo accende in area un’occasione, ma il tiro è troppo centrale e Neur neutralizza con facilità.
Dopo un’estenuante possesso palla tedesco con una conclusione pericolosa di Ozil, l’Italia respira per gli ultimi secondi con una rimessa laterale dalla destra. Qui arriva una mossa decisiva. Conte toglie un Chiellini mezzo rotto per Zaza, che fondamentalmente entra solo per battere il rigore. Infatti la gara finisce pochi secondi dopo il suo ingresso.

Dal dischetto parte l’Italia e si presenta proprio Insigne, perfetto e senza paura contro Neur. Dopo di lui Kross che supera Buffon. E’ qui arriva forse l’unico errore di Conte in tutto l’Europeo. Zaza, freddo praticamente appena entrato, va dal dischetto. E dopo una serie di passetti e saltelli, che sembrano poco bene auguranti, manda alto. La fine sembra vicina.
Ma come detto l’Italia di Conte non muore mai e sale in cattedra capitan Buffon. Il portierone azzurro neutralizza Muller, poi segna Barzaglia e Ozil colpisce il palo. Clamorosamente siamo in vantaggio noi. Sul dischetto si presenta il bomber azzurro Pellè. Il numero 9 italiano perfetto sin qui, viste le sue doti relative, si concede un atteggiamento poco biasimabile, irridendo un mostro sacro come Neur facendo il gesto con le mani a dire “Ti faccio il cucchiaio”. Altro che cucchiaio, Pellè tira un rigore che nemmeno nei peggiori campetti fra scapoli e ammogliati.

Draxler segna e Bonucci sbaglia. Sembra di nuovo finita ma Schweinsteiger sbaglia. Incredibile, ma si va ad oltranza.

Giaccherini segna, Hummels segna, Parolo segna, Kimmich segna con Buffon che sfiora, De Sciglio segna, Boateng segna, ma Darmian sbaglia.

Sul dischetto va Hector, come Darmian non certo un esperto di penalty. Il tiro è pura potenza e mezzo angolato alla sinistra di Buffon, che intuisce ma non riesce a bloccare.

E’ finita davvero! la Germania passa, noi no. La rabbia è sicuramente tanta.

Diciamo però GRAZIE A QUESTI RAGAZZI E GRAZEI AD ANTONIO CONTE.

Forse nessun allenatore della nazionale è stato mai così apprezzato nella storia dopo essere stato eliminato ai quarti di finale di una competizione. Forse nessuna squadra, sicuramente nessuna nazionale italiana ha gettato così il cuore oltre l’ostacolo e ha mai così tanto rappresentato la nazione.
Oggettivamente questa squadra era la più scarsa degli ultimi trenta – quarant’anni e per la prima volta non ci presentavamo fra le migliori 5 o 6 squadre all’Europeo. Ci davano per morti già ai giorni e invece le abbiamo suonate alla grande ai presuntuosissimi belgi, imparino che “il calcio è un’altra cosa” – come detto da Wilmots – e non è il rankink FIFA.

Abbiamo mandato a casa Ibrahimovic, scacciato via l’incubo eliminazione precoce del Brasile e del Sud Africa e cancellato il biscotto del 2004. Abbiamo mandato a casa la furie rosse spagnole, siamo l’unica squadra con cui in questi 12 anni hanno davvero sudato anche prima. In fondo abbiamo vinto una volta ciascuno e poi ci sono stati due pareggi, uno perso ai rigori da noi. Pochi possono vantare questo bottino ex equo contro questa generazione spagnola.
Abbiamo messo realmente in difficoltà i tedeschi campioni del mondo e favoriti. Per poco non li abbiamo rimandati a casa per la quinta volta di fila dopo il 1970, il 1982, il 2006 e il 2012.
Questa squadra ha rappresentato il sudore e il lavoro di gente come Pellè, Giaccherini e Sturaro, che non sono fenomeni ma che con il duro lavoro sono arrivati lontano. Rappresenta il Sud spesso tanto vituperato di Insigne, Immobile e Zaza. Rappresenta l’Italia multietnica e di chi lascia tutto nella speranza di vivere una vita migliore come Eder, Ogbonna ed El Sharawy. Quest’Italia rappresenta lo spirito forte del nostro popolo che tira il meglio di se nelle situazioni peggiori e oggettivamente la fortuna questa volta non ci ha voluto proprio aiutare. Titolarissimi infortunati prima e durante il torneo, girone tosto, agli ottavi e ai quarti Spagna e Germania. Poi stasera fra il tocco di Bonucci sul gol di Ozil e quello che è successo ai rigori, di fortuna proprio non ce n’è stata, ma va bene così, abbiamo fatto il possibile e forse anche l’impossibile.
Fa un po’ rabbia vedere un Portogallo che è in semifinale senza aver vinto una partita in novanta minuti, che ha fatto 6 gol e ne ha presi 5. L’Italia esce a testa altissima. 3 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta nei tempi regolamentari e supplementari e poi il pareggio diventato sconfitta ai rigori. 6 gol fatti 2 subiti. Va detto che uno dei due gol subiti e l’unica sconfitta arrivata nei novanta minuti sono nati in una gara che per noi valeva zero e con un turnover massiccio.
Diciamo anche che per la legge dei grandi numeri prima o poi i tedeschi dovevano pura passare loro e che dopo 46 anni l’hanno fatto con fortuna pur essendo strafavoriti.
Poi diciamocela tutta, se domani sera dovesse passare la Francia, una semifinale dopo i 120 minuti di stasera con Parolo, Pellè e De Sciglio squalificati, De Rossi e Candreva mezzi rotti ed Eder e Chiellini usciti rotti stasera forse non sarebbe stata un bello spettacolo, chissà forse meglio uscire così.
Ricordiamoci da dove venivamo e dove siamo arrivati e con chi, da qui l’Italia deve ripartire per il prossimo biennio mondiale, perché al mondiale abbiamo due umiliazioni da cui riprenderci.
Per chi verrà dopo Conte, ovvero Giampiero Ventura non sarà facile. Non sarà facile ripartire da un gruppo così unito intorno ad un tecnico e ad un modo di giocare che li ha portati in alto e fatti amare. Non sarà facile perché siamo alla fine di una buona generazione (Buffon, Barzagli, Chiellini, De Rossi) e all’inizio di una che ancora non ha lasciato capire quanto sia forte davvero e con tante incognite sui valori singoli (Insigne, Immbile, Zaza, El Sharawy, Bernardeschi).
Non ci resta che salutare, ringraziare e sperare. Sicuramente è la prima volta il Italia che un commissario tecnico non amato prima lo diventi durante un torneo che non vince e dove non arriva sul podio, e questo dice tutto di Conte e questo gruppo. Sicuramente è la prima volta che le critiche saranno poche, perché più di poter ridire sul rigore di Zaza e sul forse tardo ingresso di Insigne non si può. Sicuramente è la prima volta che si apprezza e ringrazia un gruppo scarso e che non vince.

GRAZIE RAGAZZI! Peccato davvero, ma la fortuna davvero non ci ha aiutato. Però è anche vero che siamo arrivati oltre il pronostico di tutt, tutti tranne Conte.

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