Corriere della Campania

Napoli da schiaffi, regala la finale al Dnipro

Con un pareggio beffardo alle spalle e la rabbia esplosa dalla consapevolezza che a rendere derisorio quel pareggio era stato per l’appunto un goal in macroscopico fuorigioco del Dnipro, sembrava che il Napoli avesse abbastanza stimoli per dare una lezione agli ucraini e siglare, insieme alla Juventus, una doppietta di finale europea. Anche perché, continuare fino alla fine questo percorso europeo, avrebbe significato anche salvare una stagione caratterizzata più da falle che da traguardi.

Ma Stasera a Kiev per il Napoli, sotto un’ inarrestabile e implacabile pioggia, i sogni di Gloria tanto nutriti, sono stati miserabilmente frantumati da uno stesso Napoli che non ha saputo, per l’ennesima volta, assumere le redini del gioco e dominare gli avversari.

IL “TEATRO DELL’ASSURDO”: Certo, la partita non è stata scontata. Infatti il Napoli ha ritrovato in campo una squadra diversa. Perché se il Dnipro all’andata ha impostato un gioco prettamente difensivo, nella propria arena ha sguainato le spade e lasciato gli scudi negli spogliatoi. Giocando a viso aperto.

Eppure, nonostante la padronanza di gioco degli ucraini, Higuain ha un lampo di genio nei primi minuti, ma Boyko, che si riconferma eroe della serata, smanaccia facilmente. Gli azzurri tengono testa agli avversari che continuano a mantenere ben salda la bussola di gioco , puntando molto sull’aggressività e sulla rapidità. Ma passata la foga iniziale degli avversari, che a tratti ha allucinato un Napoli di per se’ confusionario, sono gli azzurri che tentano di alzare la testa, così da accantonare gli scudi e sfoderare le spade. Prendendo esempio dai rivali.

E finalmente esce timidamente il gioco del Napoli. Ma quando Higuain ha l’occasione di sferrare il fendente mortale per ben due volte, una parata fortuita e un fuorigioco inventato dal guardalinee, lasciano tutto immutato.

Anche la pioggia abbondante non rende facile l’impresa, appesantendo il terreno e comportando un dispendio d’energie maggiore per i leggerini giocatori azzurri.

Conclusi i primi 45 minuti, il Dnipro  manda segnali ben palesi nell’aria di rigore azzurra, mostrando che non ha nessuna intenzione di alzare bandiera bianca, così rincala la dose di aggressività, seminando paura nella metà campo azzurra.

“E insisti e persisti”, il Dnipro passa in vantaggio nonostante un evidente trattenuta su Britos in area.

Il Napoli si scuote e prova il tutto per tutto. E lo fa con la convinzione e la personalità che scatta sempre quando o è troppo tardi o quando la situazione è già pericolosamente compromessa.

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Bastava solo una rete per assicurarsi la finale. Ma il Napoli non solo non difende il pareggio, ma subisce anche un goal. Contro un Dnipro, che era decisamente alla portata del Napoli.

Sprecare un’occasione del genere è da perdenti. Presentarsi ad una semifinale con una concentrazione ai minimi livelli, significa offendere una città intera che del pallone ha fatto il proprio motivo di orgoglio e di rivalsa.

Il Napoli ha sbagliato. E non ci sono scuse o scarica barili che possano essere validi per giustificare l’assurdità che si è dispiegata nel campo di Kiev questa sera. E cercare poi, una reazione d’orgoglio gli ultimi 20 minuti dallo scadere è inutile quanto complicato, per una squadra che non è mai stata capace di ribaltare il risultato con la pressione alle calcagne. Per non dire, poi, che le grandi squadre, quelle che hanno voglia di vincere e di primeggiare, vincono dall’inizio e non aspettano la soluzione del singolo o il colpo di fortuna alla fine.

Cosi’ non si va da nessuna parte. E l’Europa, come il Campionato, hanno rivelato i grandi limiti mentali di questa squadra, non ancora destinata a grandi cose.

Soprattutto con un attacco ormai stitico di goal e una difesa, contrariamente, in preda a una stipsi di reti e nel mezzo un centrocampo sordomuto, incapace di trovare la giusta sinergia, sarà difficile poter aspirare a importanti traguardi.

Perché alla fine in ogni cosa tutti i nodi vengono al pettine…e il Napoli ha ancora molto da pettinarsi.

 

 

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